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Per una naturale pigrizia, arrivò a svincolarsi da tutti i disegni che s’era proposti. Una volta mancò al giro delle visite, il giorno dopo alla lezione, e prendendo gusto alla pigrizia, non ci ritornò più.
Prese l’abitudine di andare all’osteria e si appassionò al domino. Chiudersi ogni sera in un sudicio locale pubblico per picchiare sul tavolino di marmo piccoli ossi di montone marcati di punti neri gli sembrava un gesto prezioso della sua libertà, che lo innalzava nella stima di se stesso. Era come una iniziazione nel mondo, l’accesso ai piaceri proibiti; e, quando entrava, posava la mano sul pomo della porta con una specie di gioia sensuale. In quel tempo molte cose che erano rimaste compresse dentro di lui lievitarono; imparò a memoria delle canzoncine che andava cantando ai nuovi venuti, si entusiasmò per Béranger, imparò a fare il punch e conobbe finalmente l’amore.
Grazie a questi lavori preparatori, fallì interamente nell’esame di ufficiale sanitario. E in casa lo stavano aspettando quella sera per festeggiare il suo successo!
Egli partì a piedi e quando fu vicino al paese si fermò, fece chiamare la madre e le raccontò ogni cosa. Ella lo scusò, dando la colpa dell’insuccesso all’ingiustizia degli esaminatori, e lo confortò un pò, prendendosi l’incarico di accomodare le cose. Soltanto cinque anni più tardi il signor Bovary seppe la verità; essa era ormai cosa vecchia, egli l’accettò, non potendo d’altra parte sospettare che un uomo da lui generato fosse uno sciocco.
Charles si rimise dunque al lavoro e studiò ininterrottamente per prepararsi alle materie delgi esami, imparando anticipatamente a memoria tutte le tesi. Ottenne una votazione abbastanza buona. Che bel giorno fu quello per una madre! Fu fatto un gran pranzo.
Dove sarebbe andato ora ad esercitare la professione? A Tostes. La c’era soltanto un vecchio medico. Da molto tempo la signora Bovary ne aspettava la morte, e il buon uomo non aveva ancora fatto fagotto, che Charles si era installato di fronte a lui come successore.
Ma non le bastava aver allevato un figlio, avergli fatto studiare medicina e scoperto Tostes per fargliela esercitare: gli ci voleva una moglie. Gliene trovò una: la vedova di un usciere di Dieppe, che aveva quarantacinque anni e milleduecento franchi di rendita. Sebbene fosse brutta, secca come un pezzo di legno e fiorita di frignoli come una primavera, alla signora Dubuc non mancavano certo partiti da scegliere. Per arrivare allo scopo che s’era prefisso, la Signora Bovary dovette soppiantarli tutti, e riuscì a sventare molto abilmente perfino i maneggi di un salumaio che era sostenuto dai preti.
Charles, grazie al matrimonio, aveva intraveduto il raggiungimento di una condizione migliore, pensando che avrebbe avuto maggiore libertà e avrebbe potuto disporre di se stesso e del suo denaro. Ma la moglie fu la padrona; davanti alla gente egli doveva dire questo, non doveva dire quello, mangiar di magro tutti i venerdì, vestirsi come voleva lei, assillare, per ordine suo, i clienti che non pagavano. Ella apriva le sue lettere, ne spiava ogni passo, e stava a sentire, dietro un tramezzo, mentre egli, nel suo gabinetto, visitava donne.
Aveva bisogno del cioccolato tutte le mattine, le occorrevano riguardi a non finire. Si lamentava continuamente dei nervi, del petto, del cattivo umore. Il rumore dei passi la disturbava; se egli usciva si annoiava della solitudine; se le ritornava vicino, era senza dubbio per vederla morire. La sera quando Charles tornava a casa, metteva fuori dalle lenzuola le lunghe braccia magre, gliele stringeva attorno al collo, e, dopo averlo fatto sedere sulla sponda del letto, si metteva a raccontargli le sue tristezze: egli la trascurava, amava un’altra! Le avevano ben detto che sarebbe stata disgraziata; e finiva per chiedergli qualche sciroppo per la sua salute e un pò di amore.”
Gustave Flaubert – “Madame Bovary”
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Очень классное место, мне тут понравилось, правда…
Столько всего суперского и позновательного, я тут обоснуюсь на долго.
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